Storia del counseling (o counselling)

Storia del counselingLa storia del counseling inizia prima di quanto si possa pensare. Le origini del counseling non sono facilmente reperibili, ma in America si può rintracciare una prima pratica assimilabile al counseling verso la fine del 1800, in alcuni programmi di orientamento scolastico e professionale destinato ai giovani al termine dei loro percorsi scolastici. In quegli anni e nei successivi, all'interno di scuole primarie e secondarie, nelle università e nei campus s’incominciano a trovare insegnanti e/o operatori di riferimento, formati per fornire orientamento scolastico e professionale. Parallelamente, nascono e si moltiplicano le associazioni che offrono servizi di consulenza, educazione e orientamento per immigrati, come pure per reduci di guerra e in generale per chiunque necessiti di una (ri-)collocazione professionale. 
 
Dagli anni cinquanta in poi, il counseling prende forma e si sviluppa sempre più sotto l’influenza di attività culturali e di ricerca riguardanti, oltre che l’orientamento scolastico e professionale, anche l’assistenza sociale e infermieristica. 
 
E' soprattutto, con l’avvento della psicologia umanistica, cioè verso la metà del secolo scorso, che la storia del counseling subisce una svolta importante. Sull’onda dell’affermazione della psicologia umanistica, il counseling prende respiro e acquista forza: si delinea in modo sempre più specifico e si connota sempre più, oltre che come pratica volta a favorire processi decisionali, anche come pratica di prevenzione della malattia psichica, come strumento per promuovere l’educazione, la salute e il benessere. Sull'onda della psicolgia umanistica, il counselling sviluppa una sua connotazione, centrata sulla salute e contrapposta ai modelli psicoterapeutici imperanti - psicoanalitico e comportamentista - centrati invece sulla psicopatologia. 
Il counseling si sviluppa sulla base di una concezione positiva dell’individuo, della piena fiducia nei suoi potenziali e sulla base di una prospettiva evolutiva che vede l’essere umano guidato e sorretto da una forza tendente all’autorealizzazione. E fa suoi, insieme alla psicologia umanistica, temi cari all’esistenzialismo, come la libertà di scelta, l’impegno e la responsabilità del singolo individuo, l'importanza della relazione io-tu, del dialogo e dell’intersoggettività. 
 
Nell'ambito della psicologia umanistica e del counseling, l’esperienza della crisi - uno dei temi centrali del counseling - perde la sua connotazione negativa e inizia ad essere considerata come fattore ineludibile dell’esistenza, necessario e potenzialmente generativo di cambiamento positivo. Fattore al quale occorre poter rispondere attivandosi in prima persona con azioni coerenti e positive.
 
È senz’altro lo psicologo statunitense Carl Rogers che getta le fondamenta del counseling come lo intendiamo oggi, con la pubblicazione del suo testo “Counseling and Psychotherapy” (1942) e successivamente con la pubblicazione del libro “Client-centered-Therapy: Its Current Practice, Implications, and Theory” (1951), nei quali pone le basi, sviluppa e approfondisce la terapia centrata sul cliente. 
Il counseling si basa proprio sull’approccio centrato sul cliente, che rivolge l’attenzione primariamente alla persona e solo successivamente al suo problema.
Secondo questa prospettiva, il modo migliore per aiutare una persona in difficoltà non consiste nel dirle cosa fare. Consiste invece nell’aiutarla a comprendere meglio se stessa e la sua situazione e nell’aiutarla a rivitalizzare le sue naturali capacità di autoregolazione e autodeterminazione perché possa arrivare a gestire autonomamente il suo problema, senza mai rinunciare alla propria libertà di scelta. 
 
Un altro notevole contributo al counseling proviene dallo psicologo statunitense Rollo May, con il testo “Art of Counseling”, del 1939. Secondo May, il counselor ha il compito di “favorire lo sviluppo e l'utilizzo delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno”; e “il superamento del problema, la vera trasformazione […] spetta solamente al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso”.

La storia del counseling in Italia

In Italia, all’incirca dagli anni venti in poi, si riscontrano attività affini al counseling nella storia dell’assistenza sociale, ambito inizialmente di carattere filantropico e volontario, e poi sempre più chiaramente di tipo professionale, basato su principi, competenze e metodi specifici.  
 
S'incontra una prima pietra miliare nella storia del counseling italiana intorno agli anni settanta. Anni nei quali alcune scuole di psicoterapia iniziano ad erogare corsi volti all’acquisizione di competenze di counseling all’interno di formazioni per professionisti centrati - nel loro operato - sul cliente e sulla relazione.
 
Agli inizi degli anni novanta viene posta la seconda e più importante pietra miliare della storia del counseling in Italia. In quegli anni s’incomincia ad utilizzare espressamente il termine "counseling" (in ritardo rispetto ad altri paesi europei, in particolare alla Gran Bretagna, dove questa particolare forma di relazione d’aiuto è già ampiamente praticata e conosciuta).
In quegli anni il counselling si delinea finalmente come tale attraverso la delimitazione di un suo specifico ambito d’intervento e si afferma nella sua peculiarità attraverso la definizione delle specifiche abilità relazionali e comunicative che il counselor deve possedere. 
Dai primi anni novanta in poi, il counseling si sviluppa con una certa rapidità grazie al moltiplicarsi di scuole di formazione e attraverso l’attività delle prime Associazioni di Categoria nate con lo scopo di promuovere il counseling, di definirne ruoli e funzioni e di regolamentarne l’attività. 
 
L’attività di counseling è in continua crescita. Nel 2000, Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro inserisce il counseling tra le professioni non regolamentate. Oggi il counseling è una professione riconosciuta e disciplinata ai sensi dalla legge 14/1/13 n.4.